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   [a cura di Gianluca Gigliozzi]

 



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lunedì, 31 marzo 2008
 

da: Anachronisme; Passeggio nel parco…. Christophe Tarkos
(traduzione di Michele Zaffarano)

 Passeggio nel parco, il parco è grande, nel parco ci sono delle cerve, ci sono dei grandi alberi, delle strade forestali, ci sono dei boschi, io cammino in mezzo ai boschi, il parco è grande, si può attraversare il parco in una sola volta, nel parco c’è una capra, il parco non ha confini, il confine del parco è all’interno del parco, non occorre andare di fuori, si resta nel parco, di fuori è il parco, tutto il di fuori si trova nel parco con i suoi boschi alti, i suoi uccelli, i suoi scoiattoli, degli scoiattoli che scendono dall’alto dei tronchi per muoversi qualche istante in mezzo all’erba che poi risalgono su un tronco ancora più alto, passo le panchine, lascio le panchine alla mia sinistra e continuo, rientro fra gli alberi, avanzo in mezzo agli alberi, sono nel bosco, non incontrerò più nessuna panchina, andrò a vedere le cerve e la capra, andrò a vedere gli alberi che ricoprono tutto il sottobosco, che si stagliano in altezza, che non hanno il tempo di in basso, che hanno il tempo di in alto, il tempo di crescere, il tempo di alzarsi fino a quelle altezze, mi sono lasciato su una panchina, poi mi sono alzato, ho lasciato le panchine, sono partito dritto davanti, come per attraversare tutto il parco da un capo all’altro, non ho visto la fine, il parco non ha una fine, non si arriva mai alla fine alle porte del parco, il parco non ha porte, vado sempre diritto, passeggio, fra poco mi ritroverò accanto alle panchine quando avrò finito il mio giretto nel parco, quando avrò fatto un giro in tondo, riportando il mio percorso in linea retta, avrò fatto un gran giro, ripasserò davanti alle panchine bianche che aspettano che io passi, ritornerò.

postato da neuropa | 20:08 | commenti
tarkos


giovedì, 20 dicembre 2007
 

Il sentimento. Christophe Tarkos.
(da: Le signe =, 1999, trad. di Michele Zaffarano)

Il sentimento essere senza aspettare, essere immediatamente, il sentimento di non andare lontano, di non aspettare, essere il più vicino possibile, essere vicino, di non allontanarsi, di non voglio allontanarmi, non voglio dover partire, non voglio lasciare casa, per andare dove, per aspettare cosa, per sapere, non voglio saperne di più, il fatto di non volerne sapere di più, di pensare che ciò che c’è da pensare non si trova lontano, si trova vicinissimo, che il sapere non è lontano, di dirsi, di dirsi semplicemente, di potersi dire, essere lì e potersi dire, senza andarsene lontano, di dirselo, il sentimento di poterselo dire senza cercare lontano, dirsi che non è lontano, che non occorre fare la strada del treno, la strada per uscire, la strada dell’uscita, la strada del fuori, il sentimento che per un istante tutto si può riassumere al momento stesso in cui ce lo si dice, il fatto di dirsi quello che si vuole, il fatto di dirsi per esempio che non è lontano, che può essere lì, in prossimità, che per questa volta non ci sarà bisogno di andarsene lontano, di prendere la macchina, di girare, di viaggiare, di non disturbare, senza disturbare, senza dover rivoltare tutto da cima a fondo e cercare e aspettare, di andare a cercare, di maturare a forza di aspettare, di correre a forza di aspettare, di rovesciare a forza di aspettare, di ricercare a forza di aspettare, di vedersi partire a forza di aspettare, di distaccarsi a forza di aspettare, di lasciarsi a forza di aspettare, non ci si lascia più, si resta insieme, ce lo si dice, di dirselo semplicemente, che quello che si cerca è lì, è molto vicino, è meno lontano di quanto si potrebbe pensare, dicendoselo, il sentimento, mentre si passeggia, mentre il sentimento passeggia, dicendosi, senza aspettare senza cercare, senza andare, passeggiando, dicendosi.


Le parole non esistono

Di parole non ce ne sono. Le parole non vogliono dire niente. Le parole non hanno senso. Non ci sono parole perché c’è un senso, il senso ha svuotato le parole di ogni significato, le ha completamente svuotate, alle parole non resta niente sono dei sacchi vuoti svuotati che sono stati svuotati, il senso si è preso tutto il senso, non ha lasciato niente alle parole, conchiglie vuote, il senso si dibatte completamente da solo, non ha alcun bisogno di parole, il senso vuole tutto, il senso vuole prendersi tutto, ci prova, non si ricollega a niente, le parole non si ricollegano a niente, non vuole ricollegarsi, vuole continuare a fare senso, costi quel che costi, mentre si dibatte schiaccia le parole, mentre si dibatte da solo, non si possono più prendere le parole per degli elementi di senso, per gli elementi di tirate che abbiano un senso, di parole non ce ne sono, c’è il senso che spinge, che si attacca all’ondata. […]

postato da neuropa | 20:05 | commenti
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