Seguo questo corso di sabbia. Samuel Beckett.
Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d'estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio.
Caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude.
Mal visto mal detto. Samuel Beckett.
Ciottoli biancastri ogni anno più numerosi. Tanto varrebbe dire ogni istante bene avviati per poco che continuino per arrivare a seppellire tutto quanto. Prima zona già alquanto più estesa a prima vista e ogni anno un po' di più. Che mirabile spettacolo sotto la luna questi milioni di piccoli sepolcri ognuno unico. Ma non abbastanza da consolare lei. Quindi in definitiva da lasciare per l'altra mal designata campagna. Clorotico pascolo disseminato placche bianche in cui l'erba si è ritirata dal terreno gessoso. Contemplando il calcare che affiora l'occhio si risolleva dal suo dolore. Ovunque la pietra avanza. Il biancore. Ogni anno un po' di più. Tanto varrebbe dire ogni istante. Ovunque ad ogni istante il biancore avanza. L'occhio ritornerà nei luoghi dei suoi tradimenti. In congedo secolare da dove gelano le loro lacrime. Libero ancora per un attimo di versarle calde. Sulle beate lacrime che furono godendo al contempo del cumulo di minerale bianco. Che in mancanza di meglio s'accumula incessantemente su se stesso. Che se continua arriverà al firmamento alla luna. A Venere.