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   [a cura di Gianluca Gigliozzi]

 



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domenica, 11 novembre 2007
 

cascando. Samuel Beckett 

I.

perché no semplicemente la deprecata
occasione della
effusione verbale?

non è meglio abortire che essere sterili?
le ore dopo la tua partenza sono così plumbee
cominciano sempre troppo presto a trascinare
i rampini a artigliare ciecamente il letto della mancanza
svellendo le ossa i vecchi amori
orbite già riempite di occhi come i tuoi
tutto sempre è meglio troppo presto che mai
il nero bisogno spruzzato sulle loro facce
di nuovo dicendo nove giorni mai fecero galleggiare l'amato
né nove mesi
né nove vite

2.

di nuovo dicendo
se non mi insegni non imparerò
di nuovo dicendo anche per le ultime
volte c'è un'ultima volta
ultime volte di mendicare
ultime volte di amare
di sapere di non sapere di fingere
un'ultima anche per le ultime volte di dire
se non mi ami non sarò amato
se non ti amo non amerò
il battiburro di parole stantie di nuovo nel cuore
amore amore amore tonfo del vecchio pistone
che pesta l'inalterabile
siero di parole

di nuovo atterrito
di non amare
di amare e non te
di essere amato e non da te
di sapere di non sapere di fingere
fingere

io e tutti gli altri che ti ameranno
se ti amano

3.

a meno che ti amino

1936.
postato da neuropa | 20:39 | commenti (1)
samuel beckett


giovedì, 29 marzo 2007
 

Seguo questo corso di sabbia. Samuel Beckett.

Seguo questo corso di sabbia che scorre
tra i ciottoli e la duna
la pioggia d'estate piove sulla mia vita
su me la mia vita che mi sfugge mi insegue
e finirà il giorno del suo inizio.

Caro istante ti vedo
in questa tenda di bruma che indietreggia
dove non dovrò più calpestare quelle lunghe soglie mobili
e vivrò il tempo di una porta
che si apre e si richiude.

postato da neuropa | 19:53 | commenti
samuel beckett


giovedì, 11 gennaio 2007
 

Mal visto mal detto. Samuel Beckett.

Ciottoli biancastri ogni anno più numerosi. Tanto varrebbe dire ogni istante bene avviati per poco che continuino per arrivare a seppellire tutto quanto. Prima zona già alquanto più estesa a prima vista e ogni anno un po' di più. Che mirabile spettacolo sotto la luna questi milioni di piccoli sepolcri ognuno unico. Ma non abbastanza da consolare lei. Quindi in definitiva da lasciare per l'altra mal designata campagna. Clorotico pascolo disseminato placche bianche in cui l'erba si è ritirata dal terreno gessoso. Contemplando il calcare che affiora l'occhio si risolleva dal suo dolore. Ovunque la pietra avanza. Il biancore. Ogni anno un po' di più. Tanto varrebbe dire ogni istante. Ovunque ad ogni istante il biancore avanza. L'occhio ritornerà nei luoghi dei suoi tradimenti. In congedo secolare da dove gelano le loro lacrime. Libero ancora per un attimo di versarle calde. Sulle beate lacrime che furono godendo al contempo del cumulo di minerale bianco. Che in mancanza di meglio s'accumula incessantemente su se stesso. Che se continua arriverà al firmamento alla luna. A Venere.

postato da neuropa | 08:11 | commenti
samuel beckett