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   [a cura di Gianluca Gigliozzi]

 



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venerdì, 08 maggio 2009
 

postato da neuropa | 10:41 | commenti
 

 Da: Sevèr. Marco Ceriani



***


Nel tetragono accordo di pietre

e malta la città si disfece,

cavallo alla cui gravidanza mi è lecito

aggiogare una traccia d'aratro…

Dice

il tetracordio: è appurato

(nume a una tutelare muraglia

di fondazione, a sostegno,

di difesa turbinosa, che agguaglia

una fabbrichetta dimoranda immolanda)

che il martello del fabbro maestro,

quel salariato per il vaticinio si sbaglia

se un cantiere turbolento o funesto

a una fabbriceria demolendo

a ragione avvicenda,

premorenda nel ratto

resurrettura se a un patto…

Ma

cadon colpi da fabbro ferraio

quando il temporale bacato dei monti

sverna nella cruna del lampo, nel guaio

del fulmine che in due spacca il tronco…


Predire che l'albero si spacchi in due parti

è il tuo compito, guardiacaccia selvatico!

postato da neuropa | 10:39 | commenti
marco ceriani


mercoledì, 25 marzo 2009
 

Jackson Pollock

postato da neuropa | 12:11 | commenti (1)
 

da: Viaggio nella presenza del tempo. Giancarlo Majorino



Sessantanovesimo canto


libera gazzella corri a Ovest
il mio pavimento ti è soffitto
siano calpestate le verdure
l’Essere che guizza è di denari
sanno i fuggitivi tutto ciò?
saranno malmenate le vecchiaie
i canini cresceranno ai bimbi
stavano nel botro burocratico
senza uova nuove
da serrare tra le mani
non avranno più duci dominatori
ma sottili infarti e vene fuori
continuità di guaste vivande al video





Attimi, eterni giorni, annate brevi
Dall’Apertura



Il paesaggio si complica, e perchè
la terra desolata vieppiù diviene film
o regno-tracce di terra abitata
è perchè ogni uno, pur se spesso non sa,
afferma crede ciò che non è, un individuo
ossia lo scisso sè chiodo dell’universo

mentre mom dopo mom la palla si slancia roteando
escono molti da alcuni una entra in una altri da un tronco
esseri già pezzati si tramutan in conglomerati e così salutano
quasi fossero e da sempre unità invece essendo molteplicità

nel ronzìo delle macchine a pensare!

i cervelli accendersi ticchettando e captando luce
città e cittadine villaggi piane erbose e sabbia abisso mare
allearsi nell’ospitare noi coricati nel vetro
la nuova selva accogliente si disunisce, spesso


**


l’esserci a denti stretti
l’esserci a denti stretti ghermiti e ghermenti
l’esserci a denti stretti ghermito e tenuto stretto al petto, mi ami? non importa
se ha una donna, l’ultima?, da tormentare, stretti al petto, mi ami? viene dopo

mafia, non ti fermare, se no capiscono

la società vende specchi; cosa stia succedendo nella landa del corpo, non si sa
le immagini? nel loro viso pacioso da settimana enigmistica?
tuttavia tuttavia, un apparire
da portiere che s’aprono
da vetrine entro cui un profilato passa
da vocine al tel, può scoccare
centro di una profonda esaltazione metodica,
un presentarsi di somiglianti che
accende l’intera pelle…

l’asse delle matasse
ha più angoli, più rollii di modo.




Centoquattresimo canto


Come legge uno che non è abituato a léggere?

sagomando modelli tinta cenere
di poco pensare

(sin da queste vicende esplorative
era è recinto, sta tra i paletti
del consentito? al massimo
ondulavano ondulano reti
color paradiso).

postato da neuropa | 12:09 | commenti (1)
giancarlo majorino


domenica, 22 febbraio 2009
 



Jeff Wall
postato da neuropa | 11:25 | commenti
 

Chicchi neri. Sarah Kirsch.

(trad. Italo Alighiero Chiusano)

Il pomeriggio prendo un libro in mano
il pomeriggio metto via un libro
il pomeriggio ricordo che c'è guerra
il pomeriggio dimentico ogni guerra
il pomeriggio macino il caffé
il pomeriggio ricompongo il caffè macinato
a ritroso bei
chicchi neri
il pomeriggio mi svesto mi vesto
prima mi trucco poi mi lavo
canto sto muta
postato da neuropa | 11:23 | commenti
sarah kirsch


martedì, 27 gennaio 2009
 

Omar Galliani

postato da neuropa | 14:17 | commenti
 

Sestina ripassata. Giovanna Frene

il tempo s’infossa e s’inarca nel tempo

va e viene prestabilito e inconosciente

dissente in sostanza da ogni visione umanata

umana natura diseredata dalla coscienza

se fosse un terrore inesatto del vento tenue

di ponente la padronanza di ogni vita emanata

emana frammenti di liquido vischiso teso

fessata la roccia da un tempo ventoso

evanescente siccitosa sete in mente eternata

e terna innata ricomposta inamidata in uno

la coscienza fluttuante ripensa al vento primo

vereo nell’eterno (s)fiorire del tempo meglio invernato

( – tutto è stato) (neve del Soratte, rovine – )

*

Nell’evidenza in mortale stato della stanza

aggrovigliata a questi remoti amplessi

da cui generazione trae generazione

e infinite ossa sopra le menti pesano

e le menti sopra indeterminati io

che tutti queste mura schiacciano in me

memoria prossima al silicernio –

che mi concerne dunque e che penso?

 

o appena in fondo al mio tormento denso

o nel lento scorrere di un esterno inverno (?)

forse l’ossidarsi del senso per l’aria che resta

in fondo fonde il nostro favorito

fondamento il mio scorrere attorcigliata alla parola (?)

forse che la significazione risiede ovunque
postato da neuropa | 14:13 | commenti


domenica, 04 gennaio 2009
 

Gerhardt Richter

postato da neuropa | 13:51 | commenti
 

e.e.cummings

IL vento è una Signora dagli
occhi sottili e luminosi(che

si muove) al tramonto
e che-tocca-i-colli

senza motivo

(ho parlato con la 
persona vera e verde " Sei

Tu il Vento?" "Sì" " perché tocchi i fiori 

come fossero nonvivi, come

Loro fossero idee?" " perché 
cose che nella mia mente fioriscono 

sotto la più goffa foggia inciamperanno,

paion capaci di fragilità e titubanza

-non credere questi
senza ragione e altrimenti

rose e monti

diversi dall'io sono che vaga

imminente per il mondo rinnovato"
mi disse il vento)che è Una signora vestita 

di verde,che;tocca i prati

(al tramonto)

postato da neuropa | 13:48 | commenti