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venerdì, 08 maggio 2009
Da: Sevèr. Marco Ceriani
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Nel tetragono accordo di pietre
e malta la città si disfece,
cavallo alla cui gravidanza mi è lecito
aggiogare una traccia d'aratro…
Dice
il tetracordio: è appurato
(nume a una tutelare muraglia
di fondazione, a sostegno,
di difesa turbinosa, che agguaglia
una fabbrichetta dimoranda immolanda)
che il martello del fabbro maestro,
quel salariato per il vaticinio si sbaglia
se un cantiere turbolento o funesto
a una fabbriceria demolendo
a ragione avvicenda,
premorenda nel ratto
resurrettura se a un patto…
Ma
cadon colpi da fabbro ferraio
quando il temporale bacato dei monti
sverna nella cruna del lampo, nel guaio
del fulmine che in due spacca il tronco…
Predire che l'albero si spacchi in due parti
è il tuo compito, guardiacaccia selvatico!
mercoledì, 25 marzo 2009

Jackson Pollock
da: Viaggio nella presenza del tempo. Giancarlo Majorino
Sessantanovesimo canto
libera gazzella corri a Ovest
il mio pavimento ti è soffitto
siano calpestate le verdure
l’Essere che guizza è di denari
sanno i fuggitivi tutto ciò?
saranno malmenate le vecchiaie
i canini cresceranno ai bimbi
stavano nel botro burocratico
senza uova nuove
da serrare tra le mani
non avranno più duci dominatori
ma sottili infarti e vene fuori
continuità di guaste vivande al video
Attimi, eterni giorni, annate brevi
Dall’Apertura
Il paesaggio si complica, e perchè
la terra desolata vieppiù diviene film
o regno-tracce di terra abitata
è perchè ogni uno, pur se spesso non sa,
afferma crede ciò che non è, un individuo
ossia lo scisso sè chiodo dell’universo
mentre mom dopo mom la palla si slancia roteando
escono molti da alcuni una entra in una altri da un tronco
esseri già pezzati si tramutan in conglomerati e così salutano
quasi fossero e da sempre unità invece essendo molteplicità
nel ronzìo delle macchine a pensare!
i cervelli accendersi ticchettando e captando luce
città e cittadine villaggi piane erbose e sabbia abisso mare
allearsi nell’ospitare noi coricati nel vetro
la nuova selva accogliente si disunisce, spesso
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l’esserci a denti stretti
l’esserci a denti stretti ghermiti e ghermenti
l’esserci a denti stretti ghermito e tenuto stretto al petto, mi ami? non importa
se ha una donna, l’ultima?, da tormentare, stretti al petto, mi ami? viene dopo
mafia, non ti fermare, se no capiscono
la società vende specchi; cosa stia succedendo nella landa del corpo, non si sa
le immagini? nel loro viso pacioso da settimana enigmistica?
tuttavia tuttavia, un apparire
da portiere che s’aprono
da vetrine entro cui un profilato passa
da vocine al tel, può scoccare
centro di una profonda esaltazione metodica,
un presentarsi di somiglianti che
accende l’intera pelle…
l’asse delle matasse
ha più angoli, più rollii di modo.
Centoquattresimo canto
Come legge uno che non è abituato a léggere?
sagomando modelli tinta cenere
di poco pensare
(sin da queste vicende esplorative
era è recinto, sta tra i paletti
del consentito? al massimo
ondulavano ondulano reti
color paradiso).
domenica, 22 febbraio 2009
Jeff Wall
Chicchi neri. Sarah Kirsch.
(trad. Italo Alighiero Chiusano)
Il pomeriggio prendo un libro in mano
il pomeriggio metto via un libro
il pomeriggio ricordo che c'è guerra
il pomeriggio dimentico ogni guerra
il pomeriggio macino il caffé
il pomeriggio ricompongo il caffè macinato
a ritroso bei
chicchi neri
il pomeriggio mi svesto mi vesto
prima mi trucco poi mi lavo
canto sto muta
martedì, 27 gennaio 2009

Omar Galliani
Sestina ripassata. Giovanna Frene
il tempo s’infossa e s’inarca nel tempo
va e viene prestabilito e inconosciente
dissente in sostanza da ogni visione umanata
umana natura diseredata dalla coscienza
se fosse un terrore inesatto del vento tenue
di ponente la padronanza di ogni vita emanata
emana frammenti di liquido vischiso teso
fessata la roccia da un tempo ventoso
evanescente siccitosa sete in mente eternata
e terna innata ricomposta inamidata in uno
la coscienza fluttuante ripensa al vento primo
vereo nell’eterno (s)fiorire del tempo meglio invernato
( – tutto è stato) (neve del Soratte, rovine – )
*
Nell’evidenza in mortale stato della stanza
aggrovigliata a questi remoti amplessi
da cui generazione trae generazione
e infinite ossa sopra le menti pesano
e le menti sopra indeterminati io
che tutti queste mura schiacciano in me
memoria prossima al silicernio –
che mi concerne dunque e che penso?
o appena in fondo al mio tormento denso
o nel lento scorrere di un esterno inverno (?)
forse l’ossidarsi del senso per l’aria che resta
in fondo fonde il nostro favorito
fondamento il mio scorrere attorcigliata alla parola (?)
forse che la significazione risiede ovunque
domenica, 04 gennaio 2009

Gerhardt Richter
e.e.cummings
IL vento è una Signora dagli
occhi sottili e luminosi(che
si muove) al tramonto
e che-tocca-i-colli
senza motivo
(ho parlato con la
persona vera e verde " Sei
Tu il Vento?" "Sì" " perché tocchi i fiori
come fossero nonvivi, come
Loro fossero idee?" " perché
cose che nella mia mente fioriscono
sotto la più goffa foggia inciamperanno,
paion capaci di fragilità e titubanza
-non credere questi
senza ragione e altrimenti
rose e monti
diversi dall'io sono che vaga
imminente per il mondo rinnovato"
mi disse il vento)che è Una signora vestita
di verde,che;tocca i prati
(al tramonto)
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